Passato il clamore seguito all’indagine della Corte dei Conti, non risulta che il Comune di Pesaro abbia preso alcuna iniziativa per rientrare in possesso dell’immobile venduto, con molta probabilità in modo illegittimo, a un ex consigliere comunale D.s. e facente parte della donazione della marchesa Vittoria Mosca. L’assurda vicenda merita una ricostruzione precisa in modo che tutti i pesaresi sappiano quanti e quali atti illegittimi sono oggetto dell’indagine della Corte dei Conti.
Nel lontano 1885 alla morte della marchesa Vittoria Mosca, il Comune di Pesaro ereditava per disposizione testamentaria, il palazzo nobiliare di via Rossini con due case annesse in via Rossini e in via Mosca e tutti i mobili, oggetti d’arte, ecc. “con obbligo espresso di subito stabilirvi un Pubblico Museo..”. La Marchesa, presagendo forse l’ingrata incuria del Comune, scriveva nel testamento “..che se il Comune non si attenesse strettamente a queste disposizioni o osasse vendere, alienare o vincolare in qualsiasi modo lo stabile o gli oggetti d’arte, decadrà dal possesso e subentrerà la Provincia e ancora la Biblioteca Oliveriana”.
Nel disinteresse più totale per le disposizioni testamentarie della Marchesa si è giunti sino ai nostri giorni.
Nel 1993 fu varata una legge che obbligava gli enti pubblici a vendere agli inquilini gli alloggi di edilizia residenziale pubblica posseduti nella percentuale minima del 50% nell’ambito di ogni provincia. Poiché la percentuale minima era stata abbondantemente superata nella provincia di Pesaro, il Consiglio comunale deliberò nel 1997 su proposta della stessa Giunta di non procedere ad alcuna vendita. Nella delibera erano elencati tutti gli appartamenti di edilizia economica popolare di proprietà del comune di Pesaro che erano potenzialmente vendibili. Logicamente nell’elenco non era inclusa la casa di via Mosca, donazione della marchesa Vittoria Mosca.
Sorprendentemente, contro tale delibera intervenne nel 1998 il difensore civico regionale De Sabbata, già sindaco comunista di Pesaro che intimava al Comune di predisporre l’elenco degli immobili da vendere.
Il comune di Pesaro nel convincimento di essere dalla parte della legge non provvedeva così che in data 12/04/99 il difensore civico nominava un commissario che avrebbe dovuto procedere alla compilazione dell’elenco degli immobili da vendere. Il commissario redigeva l’elenco includendo anche l’appartamento della donazione Mosca affittato alla famiglia Ciamaglia, valutandolo solo L. 104.000.000 contro una valutazione del Comune di Pesaro di oltre L. 200.000.000.
Contro l’illegittimo provvedimento, il Comune di Pesaro ricorreva al Presidente della Repubblica che annullava l’operato del difensore civico. Con sorprendente velocità, degna di miglior causa, nelle more del ricorso, la Regione Marche aveva approvato il piano di vendita predisposto dal commissario e il Comune di Pesaro aveva proceduto alla stipula degli atti di vendita compreso l’appartamento oggetto della donazione della marchesa Mosca.
Il Consiglio Comunale in data 15/2/02, senza nessun voto contrario, prendeva atto dell’annullamento del Presidente della Repubblica e conseguentemente della nullità di tutti gli atti di vendita effettuati. Invece di rientrare in possesso degli immobili venduti, in data 5 maggio 2003 il Consiglio Comunale ratificava e sanava tutte le vendite illegittime, compreso l’appartamento venduto al consigliere Ciamaglia che non poteva essere assolutamente alienato per disposizioni testamentarie e per di più ad un prezzo politico!
E’ in considerazione dell’incredibile sequenza di atti illegittimi che la Corte dei Conti ha chiamato a giustificarsi il difensore civico, in primis, ma anche Sindaco e Consiglieri per il danno che la comunità pesarese ha subito con la vendita. Di fronte alla palese violazione delle disposizioni testamentarie della marchesa Mosca che aspetta da oltre 120 anni di vedere realizzato un museo nel palazzo donato alla città di Pesaro, il Comune deve porre in atto tutte le azioni necessarie per ricostituire l’integrità della donazione, pena la perdita dell’intera eredità a favore della Provincia o della Biblioteca Oliveriana. Questi i fatti, il resto sono chiacchiere.
Faccio presente che non è stato dettagliatamente specificato il nome del consigliere Ciamaglia e che per questo motivo ho subito delle umiliazioni essendo stato scambiata la mia famiglia su questa ignobile vicenda.
Pretendo delle Scuse pubbliche atrimenti citero per villipendio la vostra rubrica affidando al mio legale il valore di tale derisione pubblica.