Demolizioni a Pesaro

Il 3 settembre 1867 il Consiglio Comunale di Pesaro deliberava, all’unanimità, di porre in vendita la Pala di Giovanni Bellini per la somma di £. 200.000 e centinaia di arredi, ceramiche e argenti, già di proprietà degli ordini monastici e delle confraternite e incamerati dal Comune dopo l’unità d’Italia, per la somma di £. 100.000.
La decisione era giustificata dalla necessità di ridurre i debiti contratti dal Comune con la Cassa Depositi e Prestiti. La motivazione era più che condivisibile ma la scelta era sciagurata. Fortunatamente la Pala non fu venduta e oggi rappresenta l’opera d’arte più importante e ammirata dei nostri Musei Civici. Non fu così per gli oggetti e le ceramiche che furono tutte vendute e oggi arricchiscono Musei e collezioni private, specialmente all’estero.

Agli inizi del ‘900 la necessità di allargare la città, di offrire occasioni di lavoro a tanti disoccupati e vendere le aree fabbricabili ottenute, portarono, di nuovo, il Consiglio Comunale con grande favore di popolo, a decidere l’abbattimento delle mura roveresche. Lo scempio è ricordato nel nome del sindaco Tombesi ma fu volontà condivisa del Consiglio Comunale. Ancora una volta, un’esigenza contingente ha privato per sempre le generazioni successive dello splendido complesso monumentale delle mura e delle porte che circondavano la città da oltre quattrocento anni e che oggi avrebbero rappresentato una sicura attrazione turistica. In anni recenti è stato abbattuto l’intero complesso che ospitava l’ospizio Mazza, Mancini, Perticari, eliminando, anche, la parte monumentale e la piazzetta prospicente. Di nuovo si è cancellato completamente un luogo della memoria pesarese.

Oggi si prospetta la demolizione del vecchio palazzetto delle Sport adducendo la motivazione che è brutto e insicuro. Certo oggi non viene considerato un edificio di pregio ma rappresenta uno dei luoghi più significativi della memoria pesarese della seconda metà del novecento dove intere generazioni si sono ritrovate per tanti eventi. Demolirlo per mancanza di risorse finanziarie invece di metterlo in sicurezza sarà, probabilmente, motivo di biasimo delle generazioni future. La prospettata cessione dell’ex Convento di San Francesco per risparmiare su affitti contingenti, verrà ricordata come la più insulsa alienazione per aver privato la comunità cittadina della struttura strategica per qualunque politica futura di rinascita del centro storico: oggi uffici giudiziari ma un domani luogo della cultura, sede universitaria, contenitore delle collezioni dei pesaresi, polo museale.

E così proseguendo con la inconfessata idea di demolire il complesso scolastico che ha ospitato per decenni gli istituti tecnici pesaresi. Strano destino, per una città non amata dai suoi abitanti che continuano a cancellare i luoghi della memoria ma a denunciare gli scempi delle generazioni precedenti! Nell’immaginario collettivo il sindaco Ceriscioli prenderà prima o poi il posto del sindaco Tombesi.

Alessandro Bettini
consigliere comunale di Forza Italia

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