7 Gennaio 2008
Di fronte alle minacce di querela di Acacia Scarpetti, io sto con Di Domenico e condivido pienamente quanto scritto sulla vicenda del piano regolatore del Parco San Bartolo. Al di là di ogni regolarità giuridica, non ritengo accettabile sul piano politico ed etico che il segretario provinciale dell’Italia dei Valori ricopra contemporaneamente la carica di consigliere comunale e di Presidente del Parco San Bartolo. Mi chiedo come sia conciliabile che Acacia Scarpetti, in qualità di Presidente del Parco presenti al Consiglio Comunale un piano regolatore del Parco San Bartolo con lottizzazioni, cementificazioni e sbancamenti che gli stessi consiglieri della maggioranza di cui è componente, hanno in parte eliminato, e poi partecipi alla votazione mantenendo il numero legale e votando a favore della immediata eseguibilità. Di fronte alla bocciatura del cemento e alle critiche piovute dalla sua stessa maggioranza, (non dimentichiamo che è stato Ceriscioli a volerlo presidente del Parco San Bartolo) o si dimetteva da Presidente o non partecipava alla votazione di un Piano Regolatore pesantemente modificato. Ci vuole coerenza, soprattutto in politica.
Ma il discorso va ampliato al motivo stesso di fare politica; non un mestiere ben pagato ma un servizio temporaneo a favore della gente altrimenti si crea “la casta” che non ha nessuno scrupolo di vessare i cittadini con ogni tipo di tassa o multa pur di reperire i fondi per mantenere se stessa e le società create apposta. Righe blu, multe per milioni di euro, ICI ai massimi, addizionale IRPEF raddoppiata e via dicendo, gravano in modo insopportabile sui cittadini. Anche la Regione ha pensato bene di mettere una addizionale sulla benzina per risanare il Bilancio e poi apprendiamo che contribuirà con oltre 300.00 euro alla istallazione delle telecamere, spesa inutile e costosissima (oltre 4.000.000 di euro in dieci anni) che si autoalimenterà con le multe ai pesaresi. E’ ora di cambiare perché la gente non ce la fa più e il costo della politica è insopportabile.
Alessandro Bettini
consigliere comunale di Forza Italia
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Pesaro |
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Pubblicato da Alessandro Bettini
6 Gennaio 2008
In questi giorni i dati positivi sulle maggiori tasse pagate dagli italiani nel 2006, oltre le più ottimistiche previsioni, e la riduzione drastica del deficit di cassa dello Stato rispetto al 2005 hanno innescato un dibattito che vede l’attuale Governo accaparrarsi i meriti per i risultati raggiunti. In un momento politico dove la menzogna è assurta a regola e anche la matematica è diventata un’opinione, è necessario ristabilire, per quanto possibile, la verità confermata da dati oggettivi e incontestabili.
Innanzi tutto il gettito tributario del 2006 deriva, in buona parte, dai redditi conseguiti nel 2005 e dai meccanismi fiscali varati negli anni del governo Berlusconi, oltre che dalla timida ripresa economica che i provvedimenti scriteriati di Visco corrono il rischio di bloccare. E’ falso, dunque, che il merito del maggior gettito tributario derivi dai provvedimenti di Visco e Prodi o dalla paura (?) degli evasori per il nuovo Governo. Quando Prodi si è insediato a Palazzo Chigi, i bilanci delle aziende erano già chiusi! I provvedimenti di Visco influenzeranno le tasse da pagare nel 2007 e saranno lacrime e sangue.
Anche la riduzione drastica del fabbisogno di cassa deriva dai benefici effetti della legge finanziaria 2006 voluta fortemente dal ministro Tremonti e che bloccò numerose spese inutili di Ministeri, Regioni Province e Comuni. Questa è la verità inconfutabile ed è la dimostrazione che la riduzione delle aliquote fiscali attuata dal governo Berlusconi porta ad un aumento complessivo del gettito tributario, come avvenuto in molti paesi del mondo. Ora le leggi fiscali varate nei primi otto mesi dal Governo Prodi e la legge finanziaria 2007, improntate tutte, da un lato all’aumento indiscriminato e vessatorio di tasse, addizionali e balzelli e, dall’altro, all’aumento di molte spese che giustamente Berlusconi ha definito clientelari e improduttive, provocheranno un calo nei consumi e il rischio di un nuovo blocco della ripresa economica. Anche chi non è economista comprende bene che con meno soldi in tasca, per colpa dell’aumento delle tasse, la gente spenderà meno. Ma è nella legge finanziaria composta di ben 1364 articoli (chiamati commi) che ci sono le più amare sorprese e le spese più assurde e variegate. L’aumento delle addizionali comunali che potranno raggiungere anche il 500% o l’ICI, che potrà essere quasi raddoppiata rispetto al massimo già previsto e applicato dalla maggioranza dei Comuni, per finanziare nuove opere pubbliche, come se i soldi fin qui versati dai cittadini non fossero anche per le opere pubbliche ma solo per mantenere le strutture. E ancora, il versamento degli acconti per le addizionali da trattenere che alleggeriranno le buste paga o l’aumento dei contributi previdenziali per i lavoratori autonomi e così via. Ma è sul fronte delle spese che la sinistra ha voluto accontentare tutti e tutto. Così scopriamo che si va dall’agevolazione sul carburante per l’apicoltura nomade al contributo per una nuova consulta del volontariato (?) per la lotta all’Aids; dal finanziamento della Fondazione collegio europeo di Parma alla previsione della creazione di zone franche in aree urbane del Sud; da una campagna informativa sulla brucellosi a contributi per milioni di euro per rottamare di tutto, manca solo la rottamazione di Prodi, e così elargendo. Decine di città sono direttamente beneficiate da questa finanziaria ma nessuna nelle Marche. Non abbiamo santi in paradiso! Questi sono alcuni fatti, il resto sono chiacchiere. (1 continua)
Alessandro Bettini
responsabile dipartimento fiscalità di Forza Italia – Marche e consigliere comunale a Pesaro
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