Finanziaria 2007 e aumento delle tasse

6 Gennaio 2008

In questi giorni i dati positivi sulle maggiori tasse pagate dagli italiani nel 2006, oltre le più ottimistiche previsioni, e la riduzione drastica del deficit di cassa dello Stato rispetto al 2005 hanno innescato un dibattito che vede l’attuale Governo accaparrarsi i meriti per i risultati raggiunti. In un momento politico dove la menzogna è assurta a regola e anche la matematica è diventata un’opinione, è necessario ristabilire, per quanto possibile, la verità confermata da dati oggettivi e incontestabili.

Innanzi tutto il gettito tributario del 2006 deriva, in buona parte, dai redditi conseguiti nel 2005 e dai meccanismi fiscali varati negli anni del governo Berlusconi, oltre che dalla timida ripresa economica che i provvedimenti scriteriati di Visco corrono il rischio di bloccare. E’ falso, dunque, che il merito del maggior gettito tributario derivi dai provvedimenti di Visco e Prodi o dalla paura (?) degli evasori per il nuovo Governo. Quando Prodi si è insediato a Palazzo Chigi, i bilanci delle aziende erano già chiusi! I provvedimenti di Visco influenzeranno le tasse da pagare nel 2007 e saranno lacrime e sangue.

Anche la riduzione drastica del fabbisogno di cassa deriva dai benefici effetti della legge finanziaria 2006 voluta fortemente dal ministro Tremonti e che bloccò numerose spese inutili di Ministeri, Regioni Province e Comuni. Questa è la verità inconfutabile ed è la dimostrazione che la riduzione delle aliquote fiscali attuata dal governo Berlusconi porta ad un aumento complessivo del gettito tributario, come avvenuto in molti paesi del mondo. Ora le leggi fiscali varate nei primi otto mesi dal Governo Prodi e la legge finanziaria 2007, improntate tutte, da un lato all’aumento indiscriminato e vessatorio di tasse, addizionali e balzelli e, dall’altro, all’aumento di molte spese che giustamente Berlusconi ha definito clientelari e improduttive, provocheranno un calo nei consumi e il rischio di un nuovo blocco della ripresa economica. Anche chi non è economista comprende bene che con meno soldi in tasca, per colpa dell’aumento delle tasse, la gente spenderà meno. Ma è nella legge finanziaria composta di ben 1364 articoli (chiamati commi) che ci sono le più amare sorprese e le spese più assurde e variegate. L’aumento delle addizionali comunali che potranno raggiungere anche il 500% o l’ICI, che potrà essere quasi raddoppiata rispetto al massimo già previsto e applicato dalla maggioranza dei Comuni, per finanziare nuove opere pubbliche, come se i soldi fin qui versati dai cittadini non fossero anche per le opere pubbliche ma solo per mantenere le strutture. E ancora, il versamento degli acconti per le addizionali da trattenere che alleggeriranno le buste paga o l’aumento dei contributi previdenziali per i lavoratori autonomi e così via. Ma è sul fronte delle spese che la sinistra ha voluto accontentare tutti e tutto. Così scopriamo che si va dall’agevolazione sul carburante per l’apicoltura nomade al contributo per una nuova consulta del volontariato (?) per la lotta all’Aids; dal finanziamento della Fondazione collegio europeo di Parma alla previsione della creazione di zone franche in aree urbane del Sud; da una campagna informativa sulla brucellosi a contributi per milioni di euro per rottamare di tutto, manca solo la rottamazione di Prodi, e così elargendo. Decine di città sono direttamente beneficiate da questa finanziaria ma nessuna nelle Marche. Non abbiamo santi in paradiso! Questi sono alcuni fatti, il resto sono chiacchiere. (1 continua)

Alessandro Bettini
responsabile dipartimento fiscalità di Forza Italia – Marche e consigliere comunale a Pesaro


Foibe

10 Febbraio 2007

FOIBE: GIORNATA DELLA MEMORIA O GIUSTIFICAZIONE STORICA?

 

Oggi 10 febbraio deve essere il giorno della memoria delle vittime italiane delle Foibe ma la vecchia ideologia comunista che non si è accorta che il muro di Berlino è crollato miseramente è riuscita ancora una volta a manipolare la verità. La mostra allestita nell’ingresso del Comune di Pesaro per ricordare migliaia di morti e una pulizia etnica volutamente dimenticata per sessant’anni, mi indigna come cittadino italiano e come consigliere comunale. Doveva essere il rispettoso ricordo di migliaia d’italiani: uomini, donne, vecchi e bambini, barbaramente uccisi per la sola colpa di essere italiani. Il ricordo di una pulizia etnica che provocò un esodo biblico di oltre 350.000 italiani dalmati e fiumani cacciati dalle loro case e dalle loro terre verso l’Italia. Invece i pannelli esposti raccontano la storia dell’Istria dal 1918, anno di ritorno all’Italia, in un crescendo di situazioni che subdolamente paiono dare una giustificazione alle stragi perpetrate dall’esercito iugoslavo. Già il titolo della mostra: Fascismo – Foibe – Esodo crea un trinomio e un’associazione di idee inaccettabili quasi che tutto fosse avvenuto per colpa del fascismo e non dei comunisti di Tito. Se si voleva dare una motivazione politica doveva essere scritto Comunismo. Su dieci pannelli, solo uno ricorda le vittime delle Foibe! Innocenti morti senza un perché se non per odio razziale e politico. Di fronte al più grande eccidio di italiani dell’era moderna non si possono adombrare giustificazioni. E ancor di più a Pesaro che, con l’Opera Padre Damiani, accolse e aiutò migliaia di profughi dalmati e istriani. Doveva essere il silenzioso e rispettoso ricordo di tanti morti innocenti e invece si è voluto confondere la verità. Così gli innocenti si uccidono due volte!

Alessandro Bettini


Finanziara da massacro

4 Ottobre 2006

La Sinistra è maestra nel raccontare bugie e più sono grandi e più molti italiani ci credono e continuano a crederci. La Legge Finanziaria in discussione alla Camera in questi giorni ne è la dimostrazione concreta. L’aumento indiscriminato delle tasse viene fatto passare come una grande conquista di equità a favore dei redditi più bassi. Togliere ai ricchi per dare ai poveri secondo la logica marxista della lotta di classe! Ma esaminando le simulazioni pubblicate dai giornali economici, si scopre che vi sarà un modesto risparmio solo per i redditi sotto i 25.000 euro che si aggirerà sui 10 – 15 euro mensili mentre per i redditi superiori a 75.000 euro l’aumento sarà di quasi 1.000 euro annui. Un’ulteriore batosta, se consideriamo che su un reddito lordo annuo di 75.000 euro si pagavano già oltre 26.000 euro di tasse. Ma il ripristino delle detrazioni d’imposta invece delle deduzioni comporterà il pagamento di addizionali comunali e regionali da parte di molti pensionati e lavoratori dipendenti che con la riforma fiscale del governo Berlusconi non pagavano nulla! Ancora, i Comuni e le Regioni potranno aumentare le addizionali in modo indiscriminato fino al massimo consentito. Ad esempio il Comune di Pesaro potrà quasi triplicare in un anno l’addizionale IRPEF che oggi da un gettito di oltre 3.500.000 euro.

Prodi e Rutelli avevano giurato e spergiurato che non avrebbero mai reintrodotto la tassa di successione; al limite solo per i grandi patrimoni di qualche milione di euro e, invece, è stata ripristinata per i patrimoni superiori a 350.000 euro con una tassazione più pesante di quella del 2001. Quanti non possiedono una casa che vale almeno 250.000 euro? Così tutti pagheranno nuove e ingiuste tasse sui risparmi e i sacrifici di una vita come volevano Bertinotti e Rifondazione Comunista. E ancora, avevano imbiancato gli occhi agli industriali e agli imprenditori promettendo la riduzione dei contributi a carico delle imprese, il così detto “cuneo fiscale”. Non solo verrà diluito nel tempo ma verrà, nei fatti, finanziato dagli stessi imprenditori attraverso il versamento all’INPS di parte del T.F.R. maturato. Intanto vengono aumentati i contributi a carico delle aziende e i contributi che versano tutti i lavoratori autonomi. Una Finanziaria di sole tasse che distruggerà, se non modificata, il ceto medio produttivo. Anche noi, come ha gridato l’on. Martino perdendo la sua abituale pacatezza, dobbiamo dire al ministro Padoa Schioppa di vergognarsi perché nessun economista serio di destra o di sinistra, avrebbe mai affermato che l’aumento indiscriminato delle tasse e dei contributi favorisce lo sviluppo, la ripresa economica e l’occupazione. Dopo l’addizionale regionale, una nuova batosta per tutti i marchigiani.

On. Remigio Ceroni
componente commissione finanze della Camera per Forza Italia

Alessandro Bettini
responsabile regionale del dipartimento fiscalità di Forza Italia


Finalmnete un governo di sinistra

2 Ottobre 2006

Finalmente un Governo di sinistra, massimalista e giustizialista, ha definito e identificato gli italiani ricchi che dovranno essere tassati e spogliati dei loro redditi a favore delle classi operaie: tutti coloro che hanno un reddito lordo superiore ai 75.000 euro e, mediamente, un reddito netto sui 3.500 euro mensili!

Avere capacità e professionalità sono diventate delle colpe da colpire con tasse da rapina.
Ma non dimentichiamoci che tra i nuovi ricchi che percepiscono più di € 75.000 annui ci sono, innanzi tutto, i ministri, i vice ministri e i sottosegretari; i deputati e i senatori; i Presidenti, gli assessori e i consiglieri regionali; tutti gli alti dirigenti dei ministeri e degli uffici periferici; quasi tutti i magistrati; moltissimi manager delle aziende pubbliche e private.

Quanta ipocrisia sentendo parlare certi politici che percepiscono decine di migliaia di euro!
Ma la sinistra, così ben preparata in economia, per favorire lo sviluppo aumenta le tasse e i contributi ai piccoli commercianti e artigiani tanto da invogliarli a chiudere il più presto possibile. L’economia italiana si è sempre retta sulle piccole attività imprenditoriali e professionali che hanno creato un benessere diffuso. Distruggere la classe media significa creare un proletariato diffuso e una ristretta elite capitalistica. Tutte le statistiche ci dicono che sono le piccole imprese che creano occupazione. E’ assurdo che un governo di sinistra vari leggi che creeranno disoccupazione. Ma cosa ci si poteva aspettare da Visco  che con l’IRAP inventò la tassa sugli operai!


Donazione Mosca Ciamaglia

5 Aprile 2005

Passato il clamore seguito all’indagine della Corte dei Conti, non risulta che il Comune di Pesaro abbia preso alcuna iniziativa per rientrare in possesso dell’immobile venduto, con molta probabilità in modo illegittimo, a un ex consigliere comunale D.s. e facente parte della donazione della marchesa Vittoria Mosca. L’assurda vicenda merita una ricostruzione precisa in modo che tutti i pesaresi sappiano quanti e quali atti illegittimi sono oggetto dell’indagine della Corte dei Conti.

Nel lontano 1885 alla morte della marchesa Vittoria Mosca, il Comune di Pesaro ereditava per disposizione testamentaria, il palazzo nobiliare di via Rossini con due case annesse in via Rossini e in via Mosca e tutti i mobili, oggetti d’arte, ecc. “con obbligo espresso di subito stabilirvi un Pubblico Museo..”. La Marchesa, presagendo forse l’ingrata incuria del Comune, scriveva nel testamento “..che se il Comune non si attenesse strettamente a queste disposizioni o osasse vendere, alienare o vincolare in qualsiasi modo lo stabile o gli oggetti d’arte, decadrà dal possesso e subentrerà la Provincia e ancora la Biblioteca Oliveriana”.

Nel disinteresse più totale per le disposizioni testamentarie della Marchesa si è giunti sino ai nostri giorni.

Nel 1993 fu varata una legge che obbligava gli enti pubblici a vendere agli inquilini gli alloggi di edilizia residenziale pubblica posseduti nella percentuale minima del 50% nell’ambito di ogni provincia. Poiché la percentuale minima era stata abbondantemente superata nella provincia di Pesaro, il Consiglio comunale deliberò nel 1997 su proposta della stessa Giunta di non procedere ad alcuna vendita. Nella delibera erano elencati tutti gli appartamenti di edilizia economica popolare di proprietà del comune di Pesaro che erano potenzialmente vendibili. Logicamente nell’elenco non era inclusa la casa di via Mosca, donazione della marchesa Vittoria Mosca.

Sorprendentemente, contro tale delibera intervenne nel 1998 il difensore civico regionale De Sabbata, già sindaco comunista di Pesaro che intimava al Comune di predisporre l’elenco degli immobili da vendere.

Il comune di Pesaro nel convincimento di essere dalla parte della legge non provvedeva così che in data 12/04/99 il difensore civico nominava un commissario che avrebbe dovuto procedere alla compilazione dell’elenco degli immobili da vendere. Il commissario redigeva l’elenco includendo anche l’appartamento della donazione Mosca affittato alla famiglia Ciamaglia, valutandolo solo L. 104.000.000 contro una valutazione del Comune di Pesaro di oltre L. 200.000.000.

Contro l’illegittimo provvedimento, il Comune di Pesaro ricorreva al Presidente della Repubblica che annullava l’operato del difensore civico. Con sorprendente velocità, degna di miglior causa, nelle more del ricorso, la Regione Marche aveva approvato il piano di vendita predisposto dal commissario e il Comune di Pesaro aveva proceduto alla stipula degli atti di vendita compreso l’appartamento oggetto della donazione della marchesa Mosca.

Il Consiglio Comunale in data 15/2/02, senza nessun voto contrario, prendeva atto dell’annullamento del Presidente della Repubblica e conseguentemente della nullità di tutti gli atti di vendita effettuati. Invece di rientrare in possesso degli immobili venduti, in data 5 maggio 2003 il Consiglio Comunale ratificava e sanava tutte le vendite illegittime, compreso l’appartamento venduto al consigliere Ciamaglia che non poteva essere assolutamente alienato per disposizioni testamentarie e per di più ad un prezzo politico!

E’ in considerazione dell’incredibile sequenza di atti illegittimi che la Corte dei Conti ha chiamato a giustificarsi il difensore civico, in primis, ma anche Sindaco e Consiglieri per il danno che la comunità pesarese ha subito con la vendita. Di fronte alla palese violazione delle disposizioni testamentarie della marchesa Mosca che aspetta da oltre 120 anni di vedere realizzato un museo nel palazzo donato alla città di Pesaro, il Comune deve porre in atto tutte le azioni necessarie per ricostituire l’integrità della donazione, pena la perdita dell’intera eredità a favore della Provincia o della Biblioteca Oliveriana. Questi i fatti, il resto sono chiacchiere.