Prima di questa intervista non conoscevo il dottor Alessandro Bettini, consigliere comunale di Forza Italia al Comune di Pesaro e si può dire che non lo conosco neanche adesso, tanto è stato striminzito il tempo dedicato all’intervista. Però si può dire che Bettini brilli, nel grigio panorama dell’opposizione, come uno dei pochi oppositori che riescono ad indignarsi su alcune grosse e grasse “magagne” della maggioranza che governa la città da quasi quattro anni e, con qualche piccola variazione politica, da oltre dodici lustri. Con lui ho scambiato qualche opinione che qui sotto riporto fedelmente.
Innanzi tutto, se me lo permette, una domanda provocatoria: come ci si sente nei panni del grande rompiscatole?
“A essere sinceri non mi ritengo assolutamente un rompiscatole. Nella mia vita, in tutte le attività, ho cercato e cerco di comportarmi in modo coerente e franco. Non amo l’ipocrisia ed esprimo le mie idee apertamente, certo ascoltando gli altri ma portando avanti i miei ideali di vita con, spero, onestà intellettuale. Se questo vuole dire essere un rompiscatole ebbene sì: sono un rompiscatole”.
Le ho dato dello scocciatore perché penso che abbia dato sicuramente fastidio alla giunta con parecchi interventi fatti in consiglio e, anche, sulla stampa locale. Tanto che sarei curioso di sapere da lei quali siano state le sue principali battaglie politiche.
“Sono già passati quattro anni e di battaglie ne sono state condotte tante insieme agli amici dell’opposizione. Elencarle tutte sarebbe difficile. Posso dire che il principio ispiratore di tutte è stato quello di fare capire, purtroppo ancora inutilmente, che i cittadini sono gli attori principali della democrazia e non sudditi da vessare e spennare”.
La più importante battaglia è stata sicuramente quella sulla cosiddetta sistemazione degli Orti Giulii? Cosa rimprovera all’amministrazione comunale su questa importante questione?
“Non sono io che rimprovero qualche cosa all’amministrazione sulla costruzione di un bar agli Orti Giuli, ma è tutta la città, almeno quella parte attenta alla propria storia e ai luoghi della memoria e che è rimasta indignata per lo scempio perpetrato ai danni del luogo e per lo sperpero di denaro pubblico”.
Una parte della città, come dice lei, si è indignata, ma lei ha portato questa rabbia all’interno del Palazzo…
“Personalmente rimprovero al Sindaco e a tutta l’amministrazione l’ignoranza di non sapere che il luogo ove è iniziata la costruzione di un bar in cemento armato a due piani era una costruzione militare del cinquecento di grandissima importanza per la storia dell’architettura militare antica: una cannoniera a cielo aperto”.
L’ignoranza, caro Bettini, è un male incurabile se il malato non vuole conoscere o, peggio, se fa finta di non comprendere.
“Come dice lei, bastava solo informarsi. Bisogna sapere, infatti, che architetti militari vennero da tutta Europa per copiare l’edificio. Per cui l’unica cosa che si poteva e doveva fare era quella di recuperare la struttura nella sua integrità originaria per far conoscere a tutti la storia di quel bastione”.
Ed invece volevano costruire un bar a due piani…
“Altro che bar da centinaia di migliaia di euro! Con tante necessità era meglio che il Sindaco spendesse quei soldi per altre cose. Se proprio si voleva costruire un bar quale punto di aggregazione si poteva fare una struttura leggera in un altro spazio degli Orti Giuli”.
Ora a che punto siamo?
“Dopo tante richieste di rivedere il progetto rivolte al Sindaco e alla Sovrintendenza ai monumenti, solo la Magistratura ha avuto l’autorità di fermare lo scempio. Ora è in corso il procedimento penale e la Giustizia farà il suo corso”.
Spero che i lavori siano stati bloccati…
“Certo. La struttura del bar è sotto sequestro e anche il tribunale del Riesame lo ha confermato”.
Si può arrivare allo smantellamento di quanto costruito?
“Io personalmente spero che il bar venga abbattuto come previsto dal codice Urbani e si ripristini l’antica armonia del bastione”.
La grande vocazione al cemento dell’Amministrazione comunale di Pesaro è cominciata nel dopoguerra con lo splendido hotel Principe, a fianco del villino Ruggeri, e sta finendo, indecorosamente, con la cementificazione del san Bartolo…
“Premetto che io sono un amante del mattone…”
…questo non me lo aspettavo proprio…
“…amante del mattone nel senso che apprezzo le case antiche e moderne costruite con gusto, ma a Pesaro da troppo tempo si pensa solo a costruire palazzoni e a distruggere le nostre colline. Basta alzare gli occhi verso la collina di Trebbiantico per vedere una delle più invasive cementificazioni che si siano mai immaginate. Ma è tutto il territorio pesarese ormai completamente cementificato in nome di un profitto senza ritegno. Ma si è superato davvero il limite e sto notando che molti, anche della sinistra, stanno dicendo basta al mattone senza regole”.
Fa riferimento al furibondo attacco del dottor Sebastiani al Sindaco Ceriscioli per la questione del san Bartolo?
“Non solo Sebastiani. Io personalmente, insieme ad altri consiglieri, ho firmato la richiesta di stralcio della cementificazione di via Palmanova, delle Siligate e di Gabellini. E’ inaudito che in Parco si prevedano migliaia di metri cubi di cemento e uno sbancamento della collina. Sebastiani ha fatto bene ma deve avere il coraggio di essere coerente fino in fondo. Penso, anche, che il presidente del Parco Acacia Scarpetti dovrebbe dimettersi perché il piano del parco è stato approvato con la sua partecipazione determinante in Consiglio Comunale. Anche se non giuridicamente incompatibile la presidenza del parco con la carica di consigliere comunale, qualche problema morale dovrebbe essere sollevato visto la militanza di Acacia nel partito di Di Pietro”.
Dieci anni fa la violenta spallata di Sebastiani fece cadere, se non erro, il sindaco Amati. Potrebbe succedere anche questa volta? Chi potrebbe essere il Giovanelli di turno?
“Io, sfortunatamente, non ho la sfera di cristallo e non so cosa potrà accadere. Mi sembra che allora fu un problema esclusivamente interno ai comunisti. Un lotta fra correnti. Oggi esistono sensibilità diverse, ma non mi sembra che all’interno del nuovo Partito democratico vi sia un altro Giovanelli. Staremo a vedere, ma io penso che il centro destra debba avere la capacità e l’orgoglio di esprimere un suo candidato a sindaco”.
Se le Amministrazioni comunali a Pesaro sono sempre rimaste di color rosso, non pensa che la colpa sia soprattutto dell’altra parte politica che, evidentemente, non riesce ad avere quell’appeal necessario per far cambiare opinione alla maggioranza dei cittadini pesaresi?
“Penso di avere già risposto. Posso solo aggiungere che all’opposizione manca una organizzazione comunicativa che giunga in ogni famiglia e ad ogni pesarese per far sapere quante cose sbagliate fa questa amministrazione, ormai autoreferenziata e avvinghiata su se stessa, dedita al potere per il potere. L’opposizione deve avere il coraggio e l’umiltà di far emergere i migliori perché c’è spazio per tutti. E’ ora di smetterla con i piccoli interessi di bottega”.
Ci sono molti, per quanto mi riguarda troppi, cittadini pesaresi che pensano di abitare una specie di paradiso terrestre. Il pesarese è sempre stato così ottimista?
“Solo gli ignoranti, dal verbo ignorare, cioè di non conoscere, possono ancora pensare che Pesaro sia un’isola felice. Tutte le statistiche, ogni anno, ci relegano sempre più in basso nella statistica delle città italiane dove si vive meglio”.
Cosa c’è che non va?
“E me lo chiede? I motivi sono tanti: traffico, caos, inquinamento, insicurezza, tasse sempre più elevate, degrado del centro storico, parcheggi insufficienti e carissimi. E potrei continuare. Le sembra Pesaro una città paradisiaca?”
No, non mi sembra proprio e lo scrivo spessissimo, molto chiaramente e altrettanto duramente. Nel suo elenco ha dimenticato di inserire la sanità. Il San Salvatore ha più di cento anni e li dimostra tutti. È mai possibile che l’Eden vagheggiato da tanti cittadini pesaresi e da tutti i suoi amministratori non abbia ancora un ospedale decente?
“C’era la possibilità di rimediare con l’Irccs a Pesaro, grazie al centro di Lucarelli. Sarebbero piovuti milioni di euro con grande beneficio per tutto l’ospedale, ma logiche politiche di parte hanno sacrificato gli interessi dell’intera comunità. Anche questo dovrebbero ricordare i pesaresi… ma la memoria sembra essere sempre più corta”.
Parliamo di regione. Che Ancona non ci ami è ormai un fatto talmente palese che solo gli stupidi non se ne rendono conto. È mai possibile, mi chiedo e le chiedo, che Pesaro non faccia nulla per farsi sentire?
“Di nuovo sono gli interessi prettamente politici di parte che prevalgono sui bisogni della gente. Le Marche sono governate dalla sinistra e Pesaro è, a mio avviso, la chiave di volta di tutta la geografia politica delle Marche. Ma la sinistra marchigiana non ha mai privilegiato la nostra provincia. Niente infrastrutture, niente strade a scorrimento veloce, nessun collegamento tra la costa e l’entroterra. Qualcuno si vuole interrogare perché tanti comuni della Provincia di Pesaro hanno deliberato di andare con Rimini e la Romagna? I nostri politici che siedono in Regione, di tutti gli schieramenti, devono chiedere a gran voce più risorse per il nostro territorio, ma sono pessimista perché come dicevo all’inizio gli equilibri interni prevalgono sui bisogni della nostra provincia che, per la regione Marche, è considerata terra di confine”.
Pesaro ha avuto centinaia di torti e pochi soldi da spendere dalla regione Marche. L’unica volta che ho visto i pesaresi incazzati è stato quando la Scavolini è retrocessa. Non le sembra una mancanza di maturità da parte dell’intera cittadinanza?
“Io non sarei così riduttivo. La pallacanestro è nel sangue e nel cuore dei pesaresi ma, al contempo, sono molto più maturi e consci di quelle che sono le vere priorità e i veri valori della vita. Il fiorire di tante organizzazioni di volontariato e tante associazioni culturali dimostrano che i pesaresi hanno grandi doti umanità e di solidarietà”.
Cosa occorre per rendere Pesaro una città compiuta, capace, cioè, di crearsi una possibilità di scelta e di alternanza nella sua classe dirigente?
“Occorre che tutti i pesaresi impegnati nelle proprie attività sacrifichino un poco del loro tempo per dedicarsi alla politica attiva. E questo è, a mio avviso, l’errore storico dei moderati: avere abbandonato la politica per i propri affari lasciando ad altri la gestione della cosa pubblica e spesso non certo ai migliori. È ora che anche in politica si torni alla meritocrazia dando spazio alle persone per le proprie capacità e non per le tessere, ma ho poche speranze perché chi è al potere non lo molla di certo. Solo se tanti si impegneranno in politica attiva, mettendo la propria faccia non per interesse personale ma per senso civico e sociale, Pesaro potrà diventare città compiuta e non arretrare ogni anno di più”.
Franco Sciocchetti